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domenica 31 gennaio 2010

Solar valleys ed ipotesi di controllo demografico in India.

Dopo un mese dal summit sul clima di Copenaghen, commenta il giornalista M. R. Srinivasan su The Hindu, l’India si sta adoperando con decisione sempre maggiore "per non essere parte del problema ma della soluzione". Difatti, continua Srinivasan, se è vero che l’India si è offerta di ridurre le emissioni di CO2 dal 20 al 25% entro il 2020 (in rapporto al 2005), dunque di circa il 20% in meno rispetto a quanto ha dichiarato, ad esempio, la Cina, è anche vero che il paese ha un’emissione di carbone, procapite, di appena una tonnellata, contro, ad esempio, le 23 tonnellate degli Stati Uniti. Essendo l’India alle prime fasi dello sviluppo, rispetto all’Europa ed agli Stati Uniti d’America, inciderebbe meno nell’inquinamento del mondo e questa minore incidenza "potrebbe essere emulata", sostiene ancora Srinivasin.
Anche a mio modo di vedere il fatto di essere un grande paese in via di sviluppo ha alcuni vantaggi per la preservazione dell’ambiente. In America, in Europa e nei cosiddetti paesi sviluppati è necessario realizzare, oggi, una conversione da un’economia imperniata sulle risorse fossili ad una imperniata sulle energie rinnovabili oltre che sul nucleare.
L’India, al contrario, con una crescita che è previsto si attesti, nel 2010, intorno al 7% annuo, può svilupparsi facendo leva direttamente sulle energie rinnovabili, oltre che sul nucleare.
È quanto ha dichiarato il primo ministro indiano Manmohan Singh, il 12 gennaio, ai 900 delegati al Solar Energy Conclave 2010 a New Delhi.
Nello specifico ha condiviso il proprio piano di realizzazione di solar valleys, valli in cui sviluppare impianti per la creazione di energia dal sole per circa 20000 MW.
L’obiettivo, sosteneva Singh, è ambizioso ma realizzabile e può portare l'India a diventare un leader globale nell’energia solare.
A fronte di questo riporto con piacere che, come si può anche leggere nell’articolo del già citato Srinivasan, in India si sta ponendo con sempre maggiore lucidità la questione del controllo della popolazione. "Il picco di un miliardo e mezzo di persone, nel paese, è all'orizzonte", scrive ancora Srinivasin sul suo articolo su The Hindu, "le risorse di terra, acqua e cibo disponibili in India saranno inadeguate a sostenere un così alto numero di abitanti. E' dunque imperativo adottare misure che portino presto ad una stabilizzazione della popolazione e, in un secondo momento, ad una sua riduzione".
Un simile intento lo sto anche ritrovando in settori dell’attuale movimento gandhiano mentre il maestro Osho Rajneesh, morto nel 1990, ha fatto del controllo demografico, nel mondo, una delle sue maggiori tematiche di sensibilizzazione.
Possiamo infatti parlare di sole, di vento, di riduzione nel consumo della carne (alimento, come sappiamo, poco sostenibile) ma se non si interviene con una seria politica demografica il pianeta sarà destinato a soffrire sempre di più e, cosa più preoccupante, in maniera sempre più irreversibile.